ROMA 2018: “Arti Terapie disabilità e competenze sociali”

Roma 17 marzo 2018, Workshop di formazione permanente

La giornata della quinta formazione permanente di ARTE si aperta con una open session di danzamovimentoterapia curata da Barbara Dragoni, dove il tema del “passaggio”, dello scambio e della continuità che si trasforma, hanno caratterizzato le proposte.
Condivisione danzata di emozioni, colori, relazione, ritmo, sono stati preludio a un pomeriggio che è proseguito all’insegna dell’interscambio didattico grazie ai contributi dei soci, attraverso le loro esperienze professionali con la danzamovimentoterapia e la musicoterapia nell’ambito della disabilità.
Nel dibattito successivo, mediato da Raffaella Gallo e Cinzia Manfredi, si sono esplorate le diverse esperienze anche da un punto di vista della dimensione professionale: cosa significa essere professionisti, essere in una rete professionale, usarla al meglio sul territorio e aprirsi a più ampie connessioni.
Gli interventi sono stati curati e relazionati da alcuni soci che hanno condiviso con i presenti una propria esperienza di lavoro attraverso slide, video e foto.

Interventi

“Trasform’azione!”

Alice Bendia, Roma

Ciclo di incontri di danzamovimentoterapia rivolto a studenti della scuola primaria di secondo grado, alcuni dei quali con certificazione di disabilità.
Il laboratorio di danzamovimentoterapia è rivolto a studenti delle classi della Scuola Primaria di secondo grado. Si svolge settimanalmente durante l'orario curricolare e accoglie 17 studenti provenienti da classi miste, fra cui alcuni con certificazioni di disabilità e i loro insegnanti di cui qualcuno attivamente coinvolto nell'attività. Il progetto è orientato a: sostenere lo sviluppo psico-fisico dei ragazzi nella fase della pubertà; promuovere la creatività come strumento d'interconnessione fra i vari soggetti che abitano la Scuola. Si coltiva così la possibilità che la pratica artistica possa rendere più elastico il tessuto istituzionale.

“La musicoterapia nella prima presa in carico di bambini con disturbi neuro psicomotori”

Anna Appio, Matera

presso il Centro AIAS di Matera.
La musicoterapia è presente nel centro AIAS di Matera da circa vent'anni. Da 10 anni a questa parte si è strutturato un modello di presa in carico per l'età evolutiva in cui la musicoterapia viene affiancata alle altre terapie abilitative (psicomotricità, logopedia terapia cognitivo comportamentale) a partire dal primissimo ingresso del bambino. In alcuni casi viene utilizzata come canale preferenziale per aiutare i piccoli pazienti nelle fasi immediatamente successive alla manifestazione del disturbo. Vengono così attivate le potenzialità personali facilitando la soggettivazione del processo riabilitativo. Il bambino ritrova una “ base sicura” su cui sperimentarsi e sperimentare l’altro per scoprire modalità comunicative e relazionali utili alla quotidianità.

“La danzaterapia e il bisogno sociale delle famiglie”

Tilde Nocera, Castrovillari

Esperienza di danzaterapia nella problematica relazionale tra i genitori e una ragazza con disturbi del comportamento.
Progetto di Dmt-ER® con una famiglia che portava la problematica relazionale di una figlia con disturbo comportamentale, probabilmente nell'area ADHD. Il percorso si è strutturato in 7 incontri a cadenza settimanale, uno con i genitori, tre con i genitori e figlia, tre con tutta la famiglia. Durata delle sedute 75’. Con questa esperienza ci si è proposti di promuovere ascolto reciproco e armonia nella relazione, attraverso la danza ed il gioco. Nello specifico, sono stati utilizzati il ritmo, la pulsazione e la vocalizzazione, attivando l’esplorazione delle strutture corporee. Le tecniche dell’eco
del movimento, del rispecchiamento e il gioco degli opposti hanno condotto il lavoro sul terreno del confine del sé corporeo.

“Wolf in progress…”

Roberta Pedicino, Roma

Danzaterapia con un gruppo di ragazzi affetti dalla sindrome di Wolf-Hirshhorn con l’associazione AISiWH.
Nell’intervento è stata illustrata, con l’ausilio di materiale fotografico, l’esperienza di danzaterapia rivolta a un gruppo di ragazzi con Sindrome di Wolf Hirschhorn (17 tra maschi e femmine e con un’età compresa tra i 16 e i 38 anni) svoltasi lo scorso luglio 2017 durante la vacanza estiva (progetto “Autonomie”), che l’associazione organizza da 14 anni. Il progetto offre ai ragazzi Aisiwh la possibilità di sperimentare una settimana di svago in autonomia e alle famiglie una settimana di sollievo.
Durante questa settimana era già stato programmato un percorso di musicoterapia ripartito in 4 incontri e rivolto ai ragazzi, accompagnati dai rispettivi educatori, divisi in due gruppi in due orari diversi della giornata. All’interno del secondo, terzo e quarto (doppio) incontro sono state inserite attività di danzaterapia, in un’ottica di collaborazione con due musicoterapiste e con l’obiettivo di far sperimentare ai ragazzi qualcosa di diverso e comunque ludico, che potesse ben integrarsi con le proposte delle conduttrici.

“Dmt al Don Calabria”

Alice Campoli, Roma

con un gruppo di disabili adulti con innesto psichiatrico del Centro Diurno dell’Opera Don Calabria di Roma.
L’idea nasce nel 2014 come esperienza didattica di Dmt-ER® rivolta ad un gruppo di disabili adulti con innesto psichiatrico del Centro Diurno dell'Odc. Negli anni si sono formati nuovi gruppi, alternati diversi studenti della scuola Dmt-ER® e non solo. La danzaterapia è diventata un attività significativa all'interno del servizio, fornendo identità e valorizzando le diverse abilità delle persone. Un lavoro di integrazione del corpo/corpi del gruppo, che si apre al territorio, diventando strumento di inclusione.

“Danzamovimentoterapia con un gruppo di atlete di nuoto sincronizzato affette da sindrome di Down”

Simona Chiesa, Roma

con l’associazione Progetto Filippide.
Il progetto di danzamovimentoterapia, nato nel 2015 all’interno dell’associazione Progetto Filippide e tutt’ora attivo, coinvolge bambine e ragazze affette dalla Sindrome di Down che fanno parte di una squadra di nuoto sincronizzato. Caratteristica che accomuna tutte queste atlete è una lassità legamentosa particolarmente marcata, mentre le differenze maggiori si riscontrano nel livello dello sviluppo cognitivo e dell’autonomia personale. Obiettivo generale dell’intero progetto è la costruzione di una dimensione ludica e relazionale, all’interno della quale le proposte di giochi sono indirizzate soprattutto all’esplorazione delle diverse modulazioni dell’effort del flusso ed al reinvestimento degli schemi di coordinazione globale del movimento, con particolare attenzione allo schema centro-periferia.

“Permette un ballo Signora Parkinson?”

Elena Fornaciari, Mantova

Incontri di danzaterapia con l’associazione “Signora Parkinson” formata dai pazienti e i loro familiari.
Si tratta di un percorso di danzaterapia inserito in una serie di eventi/proposte promossi dall’associazione mantovana “Signora Parkinson” (www.signoraparkinson.com), di recente costituzione, ma già molto attiva e conosciuta sul territorio. L’associazione, fondata e costituita da persone affette dal morbo di Parkinson, si propone di aggregare gli associati, assieme a famigliari e amici collaboratori, facendoli convergere verso l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di chi soffre di questa condizione, attraverso una molteplicità di iniziative e proposte nell’ottica della consapevolezza e del sostegno reciproco, in un accompagnamento che spazia dalle problematiche sanitarie, alla conoscenza e utilizzo della legge sull’invalidità, alle novità in ambito riabilitativo. Ma l’attività dell’associazione si prefigge soprattutto il reclutamento di risorse per una migliore qualità della vita, nella ricerca di un “benessere nonostante”, investendo su proposte veicolate dall’esperienza artistica (musica, danza e arti figurative ).
In questo contesto si inseriscono gli incontri di danzaterapia, iniziati a gennaio e tuttora in calendario, a incastro con molte altre iniziative dell’associazione. Nonostante una certa discontinuità di presenze, dovuta a motivi organizzativi e di salute, tutti gli incontri che sinora si sono svolti hanno suscitato un grande interesse mostrando anche una certa efficacia durante lo svolgimento dell’attività stessa, suscitando spunti di riflessione, ma soprattutto dando beneficio al corpo nel raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali, tra cui il controllo del movimento, l’attenuarsi della sintomatologia e la canalizzazione dell’energia fisica e psichica. L’attività è partita a gennaio con un primo ciclo di incontri, nella prospettiva di creare un percorso continuativo, sino a ipotizzare un eventuale evento performativo prima dell’estate. Il video riproduce alcuni momenti del quarto
incontro, cui partecipano associati con il morbo di Parkinson a vari stadi, famigliari di parkinsoniani presenti o assenti, e un gruppo di volontari dell’associazione.

“La danzamovimentoterapia in un paziente anziano affetto da disturbo dell’umore”

Arianna Rota, Milano

presso l’Unità di Riabilitazione Disturbi dell’Umore, Ospedale San Raffaele Turro di Milano
L’invecchiamento è un fenomeno che non può essere collegato solamente all’avanzare dell’età, poiché i fattori che lo determinano sono molteplici e di diverso ordine: psicologici, fisici e sociali. Da proiezioni dell’anno 2020 si stima che la DMR (depressione maggiore ricorrente) sarà la seconda causa di malattia a livello mondiale dopo le patologie cardiovascolari (Murray et al. 1997).
La depressione maggiore ricorrente (DMR) è un disturbo psichiatrico comune nell’anziano (età >60 anni). La prevalenza di questa patologia è del 2% nella popolazione generale sopra i 65 anni (Vaillant et al., 1996;Blazer et al.,1991; Reynolds 1992).
Attualmente non esiste un unico trattamento di efficacia comprovata su tutti i pazienti, questo studio in particolare è stato realizzato poiché il nostro dipartimento da diversi anni è impegnato nello studio di numerose terapie alternative non farmacologiche, per la cura dei disturbi dell’umore.
Lo scopo dello studio prevede l’applicazione randomizzata di un training di DanzaMovimentoTerapia (DMT) di 3 incontri settimanali di 45 minuti, durante la degenza in pazienti anziani (età>60 anni), ricoverati per un episodio depressivo maggiore di gravità moderata (punteggio Hamilton = 24), in associazione a trattamento antidepressivo. Valutazione delle differenze tra gruppo oggetto di studio e gruppo di controllo nei tempi di remissione
farmacologia e la valutazione del grado di gradimento, da parte dei partecipanti al gruppo stesso.

Roberta Pedicino
Comunicazione web e social media